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La Svizzera e i minareti PDF Stampa E-mail
Scritto da webmaster   
Lunedì 30 Novembre 2009 17:09

Il risultato referendario in Svizzera contro la costruzione di minareti conferma ora le voci critiche contro la democrazia diretta?

Il risultato referendario in Svizzera che vieta la costruzione di ulteriori minareti viene ora utilizzato in forma strumentale per mettere in dubbio il valore e il significato della democrazia diretta. Nello stesso tempo però suscita o conferma anche dubbi nei cittadini e nelle cittadine sensibili ai temi sociali. Questo, nonostante il divieto non si riferisca ai luoghi di preghiera e quindi non limiti l'esercizio della libertà di religione.

A questo proposito l'"Iniziativa per più democrazia" intende esprimere la sua posizione.

Il valore e il significato della democrazia diretta sta nel fatto che stati d'animo,
umori, giudizi, valutazioni e percezione dei problemi nella società possono esprimersi in un chiaro quadro giuridico e che debbono quindi essere presi sul serio.

La democrazia diretta funziona come un sistema di controllo e di allarme nella società,
un sistema che rende esplicito il fatto che c'è qualcosa che non va,
che sono necessari miglioramenti, che ci sono processi in corso nei confronti dei quali le persone provano difficoltà.

I rappresentanti politici vivono normalmente in circostanze che impediscono loro di percepire le reali necessità dei cittadini. La democrazia diretta li confronta con essi.

Il risultato referendario in Svizzera è un segnale. Di certo ognuno sa che il problema non è risolto con il fatto che non possono più essere costruiti minareti.
Il problema non è rappresentato dai minareti, si tratta piuttosto del problema della convivenza tra culture diverse.

Ora in Svizzera si aprirà un ampio dibattito sul tema. E questo è importante e positivo. Altrimenti tutto ciò non sarebbe successo.

Lo stesso vale per il primo referendum propositivo provinciale in Alto Adige:
è emerso un segnale, e cioè che lo stile politico dominante e le modalità secondo le quali vengono prese le decisioni politiche vengono percepiti come un problema.
Il compito e l'arte politica consistono nell'affrontare il tema nel modo giusto.

Se si pensa di rendere più difficile o perfino di mettere da parte la democrazia diretta a causa di simili risultati, allora si dovrebbe chiedere anche di giustificare e fondare in modo molto più forte la democrazia parlamentare. Questa non impedisce per esempio che possano prendere il potere persone orientate alla megalomania e ai crimini di guerra. Inoltre non si dovrebbe fare come se nella democrazia rappresentativa le minoranze venissero trattate in modo privilegiato.


Stephan Lausch
Coordinatore Iniziativa per più democrazia

 
COMUNICATO STAMPA Bolzano, 25 novembre 2009 PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro   
Domenica 29 Novembre 2009 10:11

Referendum propositivo 2009 – un mese dopo:
come valutiamo gli avvenimenti attorno il referendum,
cose è successo nel frattempo, come si proseguirà?


L’esito del voto referendario è un chiaro e indiscutibile Si per la legge migliore sulla democrazia diretta con l’incarico di prevedere in aggiunta delle clausole di tutela per i gruppi linguistici. Queste vanno previste per rispondere a quanto è stato manifestato dei concittadini di lingua italiana e ladina con la bassa partecipazione al voto. La legge migliore, integrata con le dovute clausole di tutela può rivendicare un consenso schacciante nell’intera popolazione.

È questo l’incarico per il quale si deve sentire investita la rappresentanza politica. Se essa fino a marzo 2010 non avrà corrisposto a tal incarico ci rivolgeremo di nuovo direttamente alle cittadine e ai cittadini.

Passi concreti per un’attuazione della ripetutamente affermata disponibilità al dialogo fin ora sono mancati. Avevamo proposto al Presidente del Consiglio provinciale di invitare i gruppi consiliari all’istituzione di un tavolo comune per lavorare insieme sulla proposta di legge per la democrazia diretta. Tale proposta non è stata recepita.
Ognuno vuole tirare l’acqua al proprio mulino: Zeller, il quale ha dichiarato di voler stendere egli stesso una legge “migliore” sulla democrazia diretta; Theiner che vuole fare altrettanto; i Freiheitlichen che hanno annunciato di voler presentare un proprio disegno di legge in Consiglio provinciale; l’Union für Südtirol che vuole ripresentarsi con una nuova iniziativa referendaria; il Presidente del Consiglio che annuncia di voler presentare una proposta migliorativa istituzionale …

Non accettiamo che il nostro disegno di legge in se completo e stringente venga utilizzato come un paniere dal quale ognuno prende solo ciò che gli fa più comodo. Non lasciamo la democrazia diretta ai giochi di potere dei partiti: o si accetta un lavoro sull’argomento in comune e comprensivo di tutte le maggiori forze politiche o porteremo avanti la nostra causa indipendentemente dalla rappresentanza politica. Riteniamo che la formazione delle regole del funzionamento della democrazia debba essere in ogni modo una prerogativa dei cittadini.

Presentiamo una valutazione degli avvenimenti circa il primo voto referendario in Alto Adige. Sintetizzato in un’unica frase affermiamo che l’esito del voto che ci sta d’innanzi è stato la conseguenza di un comportamento a nostro avviso illegale da parte della Giunta provinciale e una lesione ecclatante della legge sulla par condicio da parte dei due quotidiani “Alto Adige” e “Dolomiten”. In merito stiamo ancora valutando passi legali.

Stephan Lausch  Coordinatore                                                           

Otto von Aufschnaiter   Presidente dell'Iniziative per più democrazia

Ultimo aggiornamento Domenica 29 Novembre 2009 15:54
 
COMUNICATO STAMPA Bolzano, 13 novembre 2009 PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro   
Sabato 14 Novembre 2009 16:39

Anche qui per fortuna i muri iniziano a sgretolare!

 

 

In questi giorni la Germania e tutta l'Europa con tanta gioia ricordano la rivoluzione nonviolenta dei cittadini della DDR e la caduta del muro di Berlino 20 anni fa. Anche il nostro referendum provinciale sulla democrazia diretta del 25 ottobre scorso ha puntato a rimuovere un muro. Naturalmente non si trattò di demolire un muro di cemento come quello di Berlino, bensí di un muro virtuale che ha bloccato la partecipazione attiva dei cittadini alla politica. A causa del quorum di partecipazione del 40% voluto dal potere politico questo grande progetto politico per un soffio non è stato approvato, ma nel muro del sistema di potere si sono aperte delle crepe ben visibili.

 

La partecipazione al referendum, che supera il 38% con un consenso di SI dell'83%, significa una spinta enorme a favore di una riforma sostanziale del modo di far politica nella nostra provincia. Questo risultato dimostra che moltissimi sudtirolesi di lingua tedesca hanno apprezzato l'intento e lo spirito del nostro progetto e hanno chiaramente manifestato la loro volontà di partecipare direttamente alla politica provinciale. Questo risultato è ancora più rispettabile perché è stato raggiunto malgrado condizioni assai difficili: una campagna a nostro avviso illegale di intimidazione e di disinformazione da parte della giunta provinciale, il non rispetto delle regole per la par conditio da parte di alcuni organi di informazione, ed infine palesi irregolarità procedurali durante la giornata di votazione.

 

Detto questo siamo contenti di questo risultato raggiunto anche grazie all'impegno tenace ed instancabile di centinaia di volontari. Cogliamo l'occasione per esprimere gratitudine e riconoscimento a loro e ai vari personaggi che pubblicamente hanno chiamato alla partecipazione al voto e si sono esposti per una democrazia più partecipativa (Kusstatscher, Renner, Gasser, Rier e Tarfusser). Non voremmo però dimenticare che sotto le condizioni ben note anche la sola partecipazione al voto soprattutto nei centri minori à stata per molti cittadini un atto di corraggio civile che va apprezzato.

 

Continueremo il nostro impegno per il miglioramento della democrazia diretta con forze alquanto potenziate. Siamo pronti ad entrare in una trattativa con tutti i partiti presenti nel Consiglio provinciale per elaborare una nuova legge per la democrazia diretta per via parlamentare, affinché sia fatta giustizia alla volontà espressa da più di un terzo della popolazione. Se non si delinea la possibilità di un compromesso accettabile, teniamo aperta l'opzione di ricorrere nuovamente alla via referendaria.

 

Otto von Aufschnaiter Dipl. Ing. FH Presidente dell'Iniziativa

 

Stephan Lausch  Coordinatore dell'Iniziativa

 

Ultimo aggiornamento Domenica 29 Novembre 2009 10:20
 
Affluenza, tanta ma non abbastanza PDF Stampa E-mail
Scritto da webmaster   
Domenica 25 Ottobre 2009 22:16

 
Referendum day con sorpresa... PDF Stampa E-mail
Scritto da webmaster   
Domenica 25 Ottobre 2009 10:13

Finalmente è arrivata la data fatidica del referendum!

Dopo una lunga serie di boicottaggi da parte delle istituzioni che non gradiscono la partecipazione dei cittadini, ci siamo sentiti liberi di pensare che finalmente era finita, che più di quanto hanno fatto non era possibile per indurre la gente a fregarsene del referendum. E invece questa mattina all'apertura dei seggi abbiamo dovuto verificare l'ennesimo intralcio.

Molta gente in tutta la provincia si è recata sul presto ai seggi pensando di poter votare e, magari, vista la bella giornata, andare a fare una passeggiata in montagna.

Ma i seggi alle 8 di mattina sono chiusi e alla gente in alcuni casi è stato detto di tornare dopo le 9!

Come è possibile che l'orario di apertura dei seggi non sia lo stesso per tutta la provincia?

Tutte le comunicazioni ufficiali divulgate dalla Provincia e riprese dai media riportano quanto segue: " I cittadini debbono presentarsi alla sezione elettorale indicata nella tessera elettorale tra le ore 6 e le 22 della giornata delle votazioni (del 25 ottobre 2009), muniti della tessera medesima e di un documento di riconoscimento e possono votare appena terminate le operazioni preparatorie da parte del seggio.

L'imbroglio sta tutto in quella frase tra le virgole "appena terminate le operazioni preparatorie da parte del seggio.". In cosa consistono le operazioni preparatorie?

Presto detto: nella timbratura una per una di ogni scheda, che nel caso delle votazioni amministrative è una singola per elettore, nel caso del referendum sono ben 5, che moltiplicate per ogni elettore nel singolo seggio arrivano a diverse migliaia.

Così potrebbe succedere che in un comune piccolo con pochi elettori, le urne siano state accessibili già alle 6,30, mentre nelle città più popolose come Bolzano appunto, si rischia di non poter votare che oltre le 9 di mattina.

L'Ufficio affari istituzionali della Provincia si giustifica facendo riferimento alla legge provinciale che regolamenta tutte le votazioni elettorali della provincia, a cui anche questi referendum sono parificati.

Ma non si è posta una grande attenzione al fatto che, diversamente dalle elezioni amministrative, per i referendum c'è uno sbarramento del 40% di quorum!

Quindi un regolamento estremamente penalizzante per i cittadini,che non possono godere tutti dello stesso diritto di accesso alle urne, a braccetto con un'informazione istituzionale carente e ambigua. Sarà un caso?

Al peggio non c'è davvero fine!

 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 25 Ottobre 2009 17:42
 
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